Negli ultimi anni, la crescente complessità dell’assistenza sanitaria e il progressivo aumento del contenzioso medico-legale hanno sollecitato una profonda riflessione normativa. In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, si contano oltre 35.000 nuove denunce annue per presunti errori sanitari, con una tendenza alla medicina difensiva che incide in maniera significativa sui costi del sistema sanitario e sulla serenità operativa dei professionisti. In questo contesto si inserisce la Legge 8 marzo 2017, n. 24 – nota come Legge Gelli-Bianco – che ha introdotto un quadro normativo organico volto a regolare la responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie e a promuovere la sicurezza delle cure. Il provvedimento mira a tutelare simultaneamente il diritto del paziente al risarcimento del danno e l’attività del medico, attraverso criteri oggettivi di valutazione della condotta sanitaria e meccanismi deflattivi del contenzioso. La Legge Gelli-Bianco, intitolata "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie", non si limita a ridefinire i criteri di imputazione della responsabilità medica, ma introduce anche un modello organizzativo e culturale centrato sulla prevenzione del rischio clinico e sul miglioramento continuo della qualità delle prestazioni sanitarie. All'art. 1, la legge afferma esplicitamente che la sicurezza delle cure costituisce parte integrante del diritto alla salute, riconoscendola non solo come valore individuale, ma anche come interesse collettivo da perseguire attraverso interventi sistemici, multidisciplinari e strutturati. Ne deriva che le strutture sanitarie, pubbliche e private, sono chiamate a sviluppare sistemi interni di gestione del rischio clinico, volti non solo a evitare l’errore, ma a mitigarne le conseguenze e a promuovere una cultura dell'apprendimento dagli eventi avversi. Tra le novità più rilevanti della Legge Gelli-Bianco si segnalano: Tra le innovazioni centrali introdotte dalla Legge Gelli-Bianco vi è la netta distinzione tra la responsabilità della struttura sanitaria e quella del singolo professionista. Le strutture sanitarie, pubbliche e private, sono responsabili contrattualmente ex art. 1218 c.c.: ciò comporta una prescrizione decennale e un onere probatorio più favorevole al paziente, il quale deve dimostrare solo l'inadempimento; la struttura deve provare di aver adempiuto correttamente. Il professionista sanitario, salvo rapporti diretti con il paziente (es. libera professione intramoenia), risponde invece extracontrattualmente ex art. 2043 c.c. In tal caso: La Cassazione Civile, Sez. III, sent. n. 28994/2019, ha confermato questa impostazione e chiarito che la riforma non ha efficacia retroattiva. La distinzione ha avuto effetti pratici rilevanti: i pazienti preferiscono agire contro le strutture sanitarie, che offrono maggiori garanzie patrimoniali e regimi probatori più favorevoli. Il medico dipendente, in assenza di comportamenti gravemente colposi, risulta parzialmente protetto sul piano civilistico. Tuttavia, può essere chiamato in causa personalmente quando emerga una colpa autonoma o un comportamento gravemente difforme dagli standard professionali. La Legge Gelli-Bianco ha introdotto nel Codice Penale l'art. 590-sexies, rubricato "Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario". La norma mira a limitare la sanzione penale ai soli casi più gravi, in linea con il principio di extrema ratio del diritto penale. Il primo comma richiama le ipotesi di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni colpose (art. 590 c.p.) commesse da esercenti la professione sanitaria. Il secondo comma introduce una causa di non punibilità nei casi di imperizia, a condizione che: La norma non esclude la responsabilità civile: anche se non punibile penalmente, il professionista può essere tenuto a risarcire il danno. Si vuole evitare che il timore di sanzioni porti a una medicina difensiva, senza per questo deresponsabilizzare i sanitari. La Legge Gelli-Bianco rafforza la separazione tra responsabilità civile e responsabilità penale. La prima ha funzione risarcitoria: mira a compensare il danno subito dal paziente, anche in caso di colpa lieve. La seconda ha funzione sanzionatoria e preventiva: punisce solo le condotte colpose gravi che violano standard consolidati. In sede civile basta provare il danno e il nesso causale con una condotta colposa. In sede penale, è necessaria una colpa non lieve, con accertamento "oltre ogni ragionevole dubbio". La colpa grave, la negligenza e l'imprudenza restano punibili. L'impianto normativo mira a bilanciare la tutela del paziente con la protezione del medico da una eccessiva esposizione penale. Come affermato dalla Cass. Pen., Sez. IV, n. 47289/2019, il legislatore ha voluto responsabilizzare i sanitari secondo criteri oggettivi, distinguendo gli errori fisiologici da quelli effettivamente censurabili. Tra gli obiettivi principali della Legge Gelli-Bianco vi è la riduzione del contenzioso giudiziario attraverso strumenti alternativi alla giurisdizione. L'’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), previsto dall'art. 8, costituisce una condizione obbligatoria per agire in giudizio. Si svolge con l'ausilio di un CTU, in contraddittorio tra le parti, per accertare preliminarmente danno, nesso causale e colpa. In alternativa o in parallelo, è prevista la mediazione obbligatoria (d.lgs. 28/2010), da attivare presso organismi accreditati, che consente una soluzione negoziale assistita. Il sistema di coperture assicurative obbligatorie è stato rafforzato: le strutture devono stipulare polizze per la responsabilità civile verso terzi e verso i collaboratori. I professionisti sono incentivati a dotarsi di coperture personali. Viene introdotta l'azione diretta del danneggiato contro l'assicuratore, che consente tutela anche in caso di insolvenza del responsabile. Secondo recenti analisi, circa il 70% delle azioni risarcitorie oggi coinvolge solo la struttura sanitaria. Parallelamente, si registra una maggiore attenzione alla conformità alle linee guida, alla gestione del rischio clinico e alla formazione continua. Il sistema normativo favorisce così un approccio più equilibrato e meno conflittuale, che tutela il paziente e consente al medico di operare con maggiore serenità e trasparenza. Negli ultimi anni, la Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti sul perimetro della responsabilità sanitaria, consolidando orientamenti e introducendo precisazioni che incidono in maniera significativa sulla pratica professionale e sul contenzioso. In primo luogo, sul tema dell’onere probatorio e dell’accertamento del nesso causale, la Cassazione civile, con ordinanza 5 marzo 2024, n. 5922, ha ribadito che, nelle controversie di responsabilità sanitaria, il paziente ha l’onere di dimostrare il nesso di causalità tra la condotta sanitaria e il danno subito, anche attraverso presunzioni, ma non deve provare la violazione delle leges artis, che spetta invece alla struttura o al professionista dimostrare contestando la domanda e provando l’esatto adempimento o che l’inadempimento è dovuto a causa a sé non imputabile. L’accertamento del nesso eziologico deve essere compiuto secondo la regola civilistica del “più probabile che non”, che corrisponde al criterio della preponderanza dell’evidenza: il giudice deve ritenere sussistente il rapporto causale quando le probabilità che l’evento dannoso derivi dalla condotta sono maggiori di quelle che non derivi da essa. Tale standard probatorio si contrappone a quello penale (“oltre ogni ragionevole dubbio”), essendo sufficiente che la ricostruzione causale appaia prevalente rispetto alle alternative possibili. Ampio rilievo è stato riconosciuto alla questione del consenso informato. Le pronunce più recenti (Cass. civ., Sez. III, 2 gennaio 2025, n. 38; 27 giugno 2024, n. 17703; 30 ottobre 2023, n. 30032) hanno affermato che la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente è risarcibile in via autonoma, anche in assenza di un peggioramento delle condizioni fisiche. Il danno da difetto di informazione integra un pregiudizio non patrimoniale che deve essere liquidato equitativamente, segnando un rafforzamento della tutela del diritto alla scelta consapevole. Quanto alla condotta professionale e alle scelte terapeutiche, la Cassazione Civile, Sezione III, 27 settembre 2024, n. 25825, ha ritenuto configurabile la responsabilità del medico che opta per una procedura più rischiosa rispetto ad alternative validate e meno invasive, senza fornire una motivazione clinica adeguata. Questo orientamento conferma che l’adesione alle linee guida non può essere meramente formale, ma deve fondarsi su un’analisi puntuale delle condizioni del paziente. Sul versante processuale, particolare attenzione è stata posta agli strumenti deflattivi del contenzioso. Con sentenza 11 dicembre 2024, n. 31868, la Cassazione ha ribadito che l’Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696-bis c.p.c. costituisce condizione di procedibilità e che la relazione del CTU, in caso di mancata conciliazione, è pienamente utilizzabile nel giudizio di merito. Tale interpretazione conferma la funzione anticipatoria e probatoria dell’ATP, rafforzandone la centralità nel contenzioso sanitario. Infine, permane l’attenzione sul rispetto del contraddittorio nelle consulenze tecniche. La Cassazione Civile, Sez. III, con sentenza 8 ottobre 2019, n. 25022, pur non recentissima ma ancora attuale, ha chiarito che l’omissione della visita personale del paziente quando prevista dal quesito determina la nullità della CTU, in quanto compromette il diritto di difesa delle parti. Riferimenti normativi e giurisprudenzialiIntroduzione
Sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico
Le principali innovazioni organizzative introdotte dalla riforma
La responsabilità civile nella disciplina Gelli-Bianco
La responsabilità penale: l'articolo 590-sexies del Codice Penale
Le principali differenze tra responsabilità civile e penale
Meccanismi di tutela e prospettive applicative
Aggiornamenti giurisprudenziali recenti in materia di responsabilità sanitaria (2023-2025)
Hai bisogno di una consulenza?
avv.andrealucchina@gmail.com
Si riceve su appuntamento
LUN - VEN 9:00 - 13:00 / 15:00 - 18:00